Considerazioni sul "personaggio-uomo" nel romanzo italiano del novecento

Fabrizio Rusconi

Resumo


Percorrere la scena letteraria italiana primo-novecentesca, dai protagonisti della rivista La Voce (1908-1916) all'estetica di Croce, dal clima ancora vivo delle avanguardie storiche passando per la Ronda (1919-1923) e infine toccado alcune date topiche, il 1916 in cui Pirandello pubblica il romanzo Si gira, conosciuto con il titolo di Quaderni di Serafino Gubbio operatore, il 1920, data di esordio di quel Bestie di Federigo Tozzi, o ancora il 1921, anno in cui Borgese pubblica l'ambizioso romanzo Rubè, potrebbe dirci molto non solo sull'evoluzione della letteratura e del gusto, ma anche sulla trasformazione di quel soggetto che sulla scena letteraria si chiama personaggio. Sarà sicuramente più agevole e profittevole intraprendere questo cammino aiutati da un grande critico italiano, testimone e protagonista di quegli anni, Giacomo Debenedetti (1901-1967) e che alle sorti del “personaggio-uomo” ha dedicato pagine brillanti1. Dopodiché sarà forse possibile percorrere un ultimo tratto di strada da soli, per osservare le sorti del personaggio nella narrativa più recente, non solo italiana, tentando in tal modo di cogliere il districarsi di un principio evolutivo o involutivo e anche stilare un consuntivo, sicuramente parziale, vista l'ampiezza dal campo indagato, ma speriamo utile.

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